Net Zero 2050, crescono gli investimenti per reti e teleriscaldamento

Aggiornato al: 19/05/2025

Milano, 15 maggio 2025 l’evento Net Zero 2050

Il consumo di energia in Europa crescerà del 54 per cento al 2050, con un contributo pari al 90 per cento da parte delle fonti rinnovabili intermittenti e non programmabili. Questi numeri mettono l’accento sulla necessità di intervenire su tutte le infrastrutture, incluse le reti di teleriscaldamento, che dovranno essere ripensate per accogliere il maggior apporto dei gas rinnovabili, dal biometano all’idrogeno. Interventi sulle infrastrutture che necessitano di grandi investimenti da parte di TSO e DSO.

Una panoramica delle strategie di investimento e delle politiche di crescita adottate dai principali operatori italiani ed europei nel biennio 2023-2024, è stata offerta dall’analisi di AGICI presentata in occasione della conferenza The role of utilities and their networks in achieving a net-zero economy, all’interno di Net Zero Milano 2025.

L’analisi ha evidenziato come dal 2023 gli investimenti complessivi nelle reti elettriche, del gas e del teleriscaldamento sono passati da circa 9 a 10,5 miliardi di euro nel 2024. In particolare, si è avuto un incremento del 18% da parte di multiutility energetiche e del 26% da parte degli operatori di rete (quelli italiani hanno registrato nell’ultimo biennio performance superiori rispetto a molti partner europei).

Gli interventi hanno avuto come focus la digitalizzazione, la resilienza della rete, la sostituzione e ammodernamento delle sottostazioni e l’abilitazione al trasporto di idrogeno e biometano.

Investimenti importanti, soprattutto in Europa, anche nel teleriscaldamento, che si conferma una delle tecnologie fondamentali nel percorso verso il Net Zero, soprattutto nelle aree più densamente popolate. Ma se in Europa il contributo è stato di oltre 480 TWh, nel nostro Paese ha generato solo 8,5 TWh, soddisfacendo il 3% del fabbisogno termico residenziale. Un settore, tuttavia, che presenta ampi margini di sviluppo, e che è proiettato verso una sempre maggiore sostenibilità.

Secondo i dati di AGICI la traiettoria di investimenti in Italia è destinata a crescere ulteriormente, con una previsione di circa 14 miliardi di euro nel 2025, 15 miliardi nel 2026 e circa 16 miliardi nel 2026.

“Il teleriscaldamento in Italia – ha dichiarato durante la tavola rotonda Alessandro Cecchi, presidente di AIRU – ha visto aumentare il contributo delle FER del 40% rispetto al 2013, soprattutto grazie alla geotermia, e oltre il 77% delle reti è già in linea con i criteri euro unitari relativi alla qualifica di teleriscaldamento efficiente”.

Il teleriscaldamento è un sistema aperto e versatile, che può valorizzare il calore di scarto dei processi industriali, dei data center e dei termovalorizzatori, in un’ottica di economia circolare e risparmio energetico.

“Già oggi – conclude Cecchi – grazie al teleriscaldamento si sono risparmiati ogni anno in Italia 0,5 Mtep ed evitata l’emissione di 1,7 Mton di CO2. Sfruttando pienamente il potenziale al 20230, grazie al teleriscaldamento si potrebbero generare 52,9 TWh, con un risparmio energetico annuo di 2,74 Mtep e con benefici ambientali pari a 8 Mton di CO2 di emissioni evitate e ad un contributo alla riduzione del 16% delle emissioni di PM10 ”.