Aggiornato al: 01/12/2021
Intervenuto alla XIII Conferenza nazionale sull’efficienza energetica degli Amici della Terra, il presidente di Airu ha evidenziato il potenziale del settore del teleriscaldamento, sottolineando al contempo le barriere che ne rallentano lo sviluppo
Svoltasi nella prestigiosa cornice di Palazzo Rospigliosi a Roma, l’edizione 2021 della Conferenza nazionale sull’efficienza energetica degli Amici della Terra riportava un sottotitolo quanto meno esplicativo: Facciamo i conti con la transizione.

Tra i conti da fare, i benefici che il teleriscaldamento porta alla causa della sostenibilità ambientale e quelli, decisamente maggiori, che potrebbe portare se venissero sfruttate tutte la sue potenzialità. Un potenziale che – come chiaramente descritto nello Studio congiunto dei Politecnici di Milano e Torino – è pari a quattro volte la dimensione attuale del sistema e sette volte le previsioni contenute nel PNIEC per questo tipo di tecnologia.
“Questo dà conto anche della sottostima che i documenti di programmazione ufficiale danno rispetto alle potenzialità del teleriscaldamento – ha dichiarato Lorenzo Spadoni, presidente di AIRU, intervenuto alla Conferenza. Con questo sistema potrebbero essere eliminate 5,7 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno. Per dare un termine di paragone, stiamo parlando del 45 per cento delle emissioni di CO2 delle centrali a carbone in Italia nel 2019, e il 30 per cento dell’obiettivo del PNIEC al 2030 per l’intero settore civile”.
Il riscaldamento e il condizionamento rappresentano infatti il 50 per cento dei consumi finali di energia, e di questa domanda l’80 per cento è concentrata proprio nelle città ad alta densità abitativa, dove le reti di calore possono essere un fattore chiave per la transizione energetica.

LORENZO SPADONI AIRU
“Il teleriscaldamento – ha continuato Spadoni nel suo intervento – può essere una chiave perché è portatore di una visione molto semplice: connettere i bisogni del territorio, quindi gli edifici che hanno bisogno di climatizzazione, con le risorse presenti sul territorio stesso, fonti di energia e di calore in particolare che altrimenti andrebbero disperse. Un processo che funziona, come testimoniano le oltre 5.000 città in Europa che hanno scelto questa tecnologia”.
Senza dimenticare che la difficoltà di integrare fonti non programmabili all’interno di una rete termica è molto inferiore rispetto alle identiche problematiche con cui si sta misurando il sistema elettrico. Cosa frena quindi lo sviluppo del teleriscaldamento efficiente? Ci sono possibilità in Italia per estendere questi sistemi di nuova generazione basati sul recupero e sul riutilizzo del calore di scarto e sul calore rinnovabile?
“La sottostima delle potenzialità del teleriscaldamento nei documenti di programmazione – sottolinea il presidente di AIRU – ha portato a una serie di sviluppi normativi che non lo hanno indirizzato come una priorità, per arrivare al 2020 addirittura al meccanismo del Superbonus che esclude sostanzialmente le reti di calore dalla platea degli interventi trainanti. Come Associazione vogliamo fornire a tutti gli stakeholder, e ai decisori politici in particolare, elementi oggettivi su cui prendere delle decisioni concrete, consapevoli e stabili”.

Ritorna quindi prorompente l’importanza di una corretta comunicazione ai cittadini, che devono essere attivamente coinvolti così come le amministrazioni locali.
“Come nostra tradizione – ha concluso Lorenzo Spadoni, annunciando un prossimo evento per i 40 anni dell’Associazione – abbiamo voluto essere propositivi e lo scorso luglio abbiamo presentato al Mite e al GSE una proposta di sostegno allo sviluppo del teleriscaldamento basato sul meccanismo dei Certificati Bianchi; uno schema che in passato aveva ben funzionato e che speriamo possa essere riattivato, con le dovute modifiche legate al mutare delle condizioni di questi anni”.

