Aggiornato al: 15/02/2021
Sul Corriere della Sera #buonenotizie viene ribadita l’importanza del teleriscaldamento efficiente nel percorso europeo verso l’impatto climatico zero.
Febbraio, in Italia tempo di canzonette e di nuovi governi…
Prendendo in prestito le parole di un noto brano vincitore del Festival di Sanremo nel 1987, si può tranquillamente affermare che nel nostro Paese per il teleriscaldamento si può dare di più.
“Teleriscaldare, il sistema che non scalda”, articolo a firma di Fausta Chiesa pubblicato martedì 9 febbraio sul Corriere della Sera, sottolinea nuovamente quello che purtroppo in molti sembrano non voler vedere: le potenzialità di una tecnologia già pronta, che darebbe un grande contributo in chiave di decarbonizzazione, sostenibilità ambientale ed efficientamento soprattutto nelle zone urbane, dove maggiormente si concentrano le emissioni nocive.

Perché, sottolinea l’articolo, è proprio il riscaldamento il primo responsabile. “Negli edifici urbani – dichiara Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia – abbiamo una miriade di caldaie e caldaiette che pongono un problema serio: producono energia là dove si consuma, con il risultato che l’inquinamento è concentrato in città. Eppure, una soluzione alternativa c’è: il teleriscaldamento”.
Una tecnologia che permetterebbe anche di sfruttare il calore, altrimenti disperso, prodotto ad esempio dalle industrie, dai data-center e dalla geotermia. E proprio sul recupero di calore il nostro Paese sta mancando un’opportunità, come ben analizza lo studio congiunto dei Politecnici di Milano e Torino: oltre 100 TWh di calore di scarto potrebbero essere utilizzati attraverso il teleriscaldamento efficiente. I vantaggi di ampliare l’utilizzo di questa tecnologia sono quindi evidenti e il teleriscaldamento, infatti, ricopre un ruolo cruciale nell’Unione Europea per raggiungere l’obiettivo dell’impatto climatico zero al 2050.

In Italia, al contrario, questa tecnologia ancora non decolla e i maggiori problemi riguardano la programmazione e la certezza delle regole. “Per sviluppare la rete – spiega sul Corriere Lorenzo Spadoni, presidente di AIRU Associazione Italiana Riscaldamento Urbano – bisogna mettere in campo investimenti notevoli, che necessitano di una programmazione di lungo periodo e di incentivi. Come avviene in molti Paesi europei. In Italia, al contrario, le scelte politiche penalizzano il teleriscaldamento, che per esempio è stato escluso dal Superbonus”.
Per consultare l’articolo pubblicato sul Corriere della Sera cliccare qui

