Aggiornato al: 04/10/2022
Promosso dall’associazione danese DBDH col supporto dell’associazione italiana AIRU, si è svolto a Milano l’evento sul calore distribuito, che ha visto riuniti esperti e operatori del settore del teleriscaldamento dei due Paesi
L’accoglienza italiana è proverbiale, calda e attenta ai dettagli. Così Milano ha dato il benvenuto alla delegazione danese guidata da Morten Duedhal, Business Development Manager della Danish Board of District Heating (DBDH), con cielo plumbeo accompagnato da una leggera pioggia, per… farli sentire a casa!

Il calore, tuttavia, non è mancato; nelle strette di mano, nei sorrisi e negli sguardi dei tanti operatori del settore che hanno voluto dare il contributo a questo scambio di esperienze e prospettive sul teleriscaldamento. Nella bella cornice dell’hotel Andreola, a Milano, si è infatti tenuta una conferenza dal titolo esplicativo: District Heating: the energy that connects Denmark and Italy, organizzata da DBDH col supporto di AIRU proprio per confrontarsi su conoscenze, pratiche, tecnologie, case history e fare rete per un nuovo sviluppo del teleriscaldamento.
Un nuovo impulso che in Italia è sempre più necessario per poter sfruttare un potenziale che, secondo lo studio congiunto dei Politecnici di Milano e Torino, è pari a 4 volte l’attuale dimensione del teleriscaldamento.

“C’è frustrazione – ha dichiarato Matteo Pozzi, vicepresidente di DHC+, la piattaforma tecnologica di EuroHeat & Power, e CEO di Optit – nel vedere, soprattutto in questo periodo di crisi, come nel mondo il teleriscaldamento sta avendo un grande sviluppo, con tanti nuovi progetti, mentre in Italia viviamo in una bolla dove il teleriscaldamento non è ancora percepito come una soluzione centrale nella transizione energetica”.
Ben diversa la realtà in Danimarca dove, grazie a 370 società e 60.000 chilometri di tubazioni, 1 milione e ottocentomila famiglie sono servite dalle reti di calore.
“Ad Aarhus (la seconda città della Danimarca, con 355.000 abitanti, ndr) il 95 per cento degli edifici è teleriscaldato – ha spiegato Elsebeth Arendt, Head of Heat Networks di Kredslob – e anche quelli nuovi vengono allacciati alla rete. Non solo, grazie a investimenti pari a 140 milioni di euro in soli 7 anni il teleriscaldamento della città è diventato carbon neutral e utilizza solo calore prodotto da fonti rinnovabili”.

Un risultato, quello danese, frutto di precise scelte politiche e adeguati sostegni economici. Aspetti che nel nostro Paese continuano a mancare. “Abbiamo tanta strada da fare – ha sottolineato Lorenzo Spadoni, presidente di AIRU Associazione Italiana Riscaldamento Urbano – ma servono politiche coerenti con gli obiettivi di decarbonizzazione e che non devono portare a distorsioni del mercato. Il teleriscaldamento necessita di investimenti importanti e dobbiamo quindi abbattere le barriere normative e creare un ambiente sicuro e stabile che possa attrarre gli investimenti. Come AIRU illustreremo le nostre richieste al nuovo Governo, sperando sia più favorevole al teleriscaldamento rispetto ai precedenti”.

La delegazione danese in visita all’impianto di teleriscaldamento di Torino
Il giorno successivo la delegazione danese è stata accolta dai Soci AIRU, Iren e A2A, per una site visit agli impianti di Torino e di Milano.
Per ulteriori informazioni sul convegno del 29 settembre 2022, cliccare qui.

