Geotermia e teleriscaldamento: risorse preziose per il territorio alpino

Uno studio del Politecnico di Torino analizza le opportunità derivanti dalla valorizzazione delle risorse geotermiche del tunnel di base del Moncenisio: prima fra tutte, il teleriscaldamento.

La Torino-Lione rappresenta l’anello centrale di un corridoio che interessa il 18 per cento della popolazione europea, oltre a essere uno dei (pochi) progetti che potrebbero svolgere un ruolo importante per un rilancio della nostra economia.

Un’opera che sarà efficiente, sostenibile ed ecologica e che lascerà ai territori, una volta terminati i lavori, la possibilità di sfruttare risorse e infrastrutture, favorendo uno sviluppo sostenibile. All’interno del programma “Tuteliamo il territorio”, TELT Tunnel Euralpin Lyon Turin e Politecnico di Torino hanno stretto una collaborazione istituzionale sul tema “Valorizzazione delle risorse geotermiche del tunnel di base del Moncenisio”.

Una ricerca durata due anni e mezzo del Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture (DIATI) e del Dipartimento Energia (DENERG) dell’Ateneo torinese ha consegnato diverse ipotesi di impiego delle risorse geotermiche del tunnel di base sul versante italiano.

L’acqua calda intercettata durante lo scavo a Chiomonte, un’opera geognostica realizzata tra il 2014 e il 2017, può diventare infatti un’importante opportunità per il territorio; prima fra tutte il teleriscaldamento, con un potenziale stimato tra i 2.000 e i 10.000 kW. Dallo studio è tra l’altro emerso come in tutti gli scenari valutati la risorsa disponibile sia superiore per quantità e temperatura a quelle riscontrate e sfruttate durante analoghi scavi per altri tunnel europei, con una portata disponibile compresa tra 205 kg/s e 379,5 kg/s e una  potenza termica generata stimata tra i 9,3 e i 14,4 MW.

Valutando diversi scenari di disponibilità termica, lo studio ha proposto alcune soluzioni di utilizzo a Susa e a Chiomonte dove, oltre agli uffici di cantiere e a serre per l’orto-floricoltura, l’utenza potenziale è risultata di oltre 300 immobili, anche se per una migliore sostenibilità dell’intervento e per massimizzare i benefici energetici si è considerato di poter allacciare alla rete 80 edifici, per una volumetria complessiva di circa 120.000 m³.

Dal punto di vista energetico e ambientale il teleriscaldamento, che richiederebbe un tratto di tubazione lungo circa 1,6 km con 30 cm di diametro, risulta vantaggioso, presentando una riduzione di energia primaria di circa 835 MWh/anno e di 128 tonnellate/anno di CO2 rispetto a un riscaldamento convenzionale a caldaia.

In uno scenario ottimale di sviluppo dopo il 2030, a completamento dei lavori, lo studio prospetta anche per Susa e il suo territorio l’utilizzo del calore geotermico per teleriscaldare fino a 2.000 abitazioni, grazie all’integrazione nel sistema di una pompa di calore e l’utilizzo di alcune caldaie per la copertura dei picchi di richiesta, con un risparmio stimato di energia di circa 16,9 GWh/anno e una riduzione di emissioni di CO2 di circa 2.630 tonnellate/anno. Inoltre, verrebbero riscaldate anche la piscina comunale e la stazione ferroviaria internazionale con i suoi uffici, con un risparmio di oltre il 70 per cento di energia e una ulteriore riduzione di emissioni di CO2 di circa 161 tonnellate l’anno.

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Opportunità, evidenziate dallo studio, che anche sul versante francese stanno già cogliendo. L’acqua intercettata dalla galleria scorrerà infatti verso l’imbocco Villard-Clément, nei pressi della città di Saint-Jean-de-Maurienne. Qui, oltre a sopperire al fabbisogno energetico della futura stazione internazionale e degli edifici tecnici del nuovo collegamento ferroviario, in modo simile dallo scenario ipotizzato per Susa, il Comune ha già avviato uno studio di fattibilità per creare una rete di teleriscaldamento il cui fabbisogno di energia termica potrebbe essere integrato dalla risorsa geotermica.

Inoltre, l’Unione dei Comuni ha lanciato anche la proposta di un centro termale a Saint-Jean-de Maurienne, che si potrebbe sviluppare grazie alla presenza di una sorgente naturale di portata moderata sul territorio, oltre allo sviluppo dell’essicazione del legno, rilanciando un comparto che oggi vive una fase difficile a livello locale.

L’Italia, dopo Stati Uniti (18,6 TWh) e Nuova Zelanda (7,43 TWh) con 6,29 TWh è tra i maggiori produttori di energia geotermica e le risorse geotermiche del territorio italiano potenzialmente estraibili da profondità fino a 5 km sono dell’ordine di 21 Exajoule (21×1018 Joule, corrispondenti a circa 500 MTEP, ovvero 500 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio). Un potenziale che potrebbe essere valorizzato molto più di quanto fatto finora.