Teleriscaldamento, regolazione e concorrenza: il punto di vista dell’airu alla luce di una recente sentenza del consiglio di stato

AiruCon sentenza depositata il 2 maggio 2013, il Consiglio di Stato, intervenendo sul contenzioso legato agli aumenti tariffari operati da un gestore di teleriscaldamento, ha stabilito, con esclusivo riferimento al caso di specie, che il teleriscaldamento presente nelle località in questione è riconducibile al novero dei servizi pubblici locali in quanto ne presenta alcuni tra i principali caratteri distintivi.

Traendo spunto da tale vicenda, AIRU ritiene utile offrire il proprio contributo, confermando così le principali valutazioni che da tempo ha sviluppato su questo argomento.

Il teleriscaldamento in Italia conta attualmente circa 150 realizzazioni e, nonostante il discreto tasso di crescita manifestato nell’ultimo decennio, continua ad essere attività del tutto marginale sul panorama energetico nazionale, coprendo meno del 4% del calore complessivamente richiesto per usi di climatizzazione.

Le reti di teleriscaldamento esistenti in Italia sono, nella stragrande maggioranza dei casi, reti realizzate in comparti urbani esistenti già capillarmente serviti da uno o più vettori energetici tradizionali. In tali realtà, che sovente sono limitate solo a una parte del territorio urbano, il teleriscaldamento non gode di posizioni dominanti sul mercato di riferimento, e rappresenta invece un elemento di novità in grado di offrire un servizio qualitativamente superiore a prezzi competitivi rispetto a quelli dei tradizionali sistemi di climatizzazione.

Le reti di teleriscaldamento presenti in Italia sono in larghissima parte frutto dell’iniziativa di imprese operanti secondo logiche industriali e solo in minima parte sono realizzate direttamente dall’ente locale, o da esso finanziate. L’istituto della concessione di servizio pubblico, è numericamente poco  significativo, essendo maggiormente frequente il caso della realizzazione in regime autorizzativo.

Le reti di teleriscaldamento esistenti in Italia presentano sempre aspetto prettamente locale essendo preclusa, per motivi fisici ed economici, la realizzazione di grandi reti interconnesse sul modello di quelle inerenti il trasporto e la distribuzione del gas o dell’energia elettrica.

Per tale motivo la progettazione e gestione dei sistemi di teleriscaldamento costituisce di norma un unicum inscindibile, costituito dalla centrale di produzione del calore e dalla rete di distribuzione del calore ai clienti.  L’eventuale apporto di calore da parte di soggetti terzi alla rete è sicuramente una opportunità, che deve  però essere adeguatamente prevista e programmata fin dalla fase  di pianificazione dei sistemi di produzione.

Per le caratteristiche intrinseche al sistema fisico sottostante, appare del tutto inadeguato un modello di gestione delle reti di teleriscaldamento ispirato alle logiche sviluppate negli ultimi decenni per le reti elettriche o del gas.

Dal punto di vista contrattuale, si ricorda che il rapporto tra cliente ed esercente il sistema di teleriscaldamento è sempre gestito nell’ambito di un rapporto contrattuale liberamente sottoscritto tra le parti, non essendo in alcun caso obbligatorio l’allaccio al teleriscaldamento. Inoltre il rapporto qualità/prezzo del servizio reso è sempre sottoposto al confronto concorrenziale con le altre modalità di riscaldamento delle abitazioni, non essendo di norma previsto alcun ostacolo alla rescissione del contratto di fornitura da teleriscaldamento.

Per tali motivi, AIRU ritiene che allo stato attuale non  vi siano le condizioni giuridiche e tecniche per inquadrare il teleriscaldamento nel quadro normativo previsto per servizi pubblici locali, aventi ben altra rilevanza territoriale ed economica.

Il rischio che si intravede è quello di non dare garanzie agli investitori privati, che oggi sono gli unici soggetti in grado di sviluppare questo servizio in modo coerente per  raggiungere gli obiettivi sanciti, a livello europeo e nazionale, anche dalla recente direttiva sull’efficienza energetica (Direttiva 2012/27/UE).

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