||

Teleriscaldamento e teleraffrescamento in Italia, pubblicato il secondo rapporto del GSE

Aggiornato al: 03/06/2020

Lo studio su teleriscaldamento e teleraffrescamento, uscito a fine maggio, analizza la diffusione delle reti sull’intero territorio nazionale, con una fotografia aggiornata a fine 2018. Anche per questa edizione è stata fondamentale la collaborazione con AIRU.

L’Italia, come l’Europa, si è data importanti obiettivi per la transizione energetica da raggiungere entro il 2030. E il PNIEC –  Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima, sottoposto a gennaio alla Commissione europea – attribuisce un ruolo importante per il raggiungimento dei target di sostenibilità e risparmio energetico anche al teleriscaldamento e al teleraffrescamento; auspicando – di fatto – una estensione delle reti.

Il secondo Rapporto del GSE Teleriscaldamento e teleraffrescamento in Italia – Diffusione delle reti ed energia fornita in Italia fa il punto della situazione delle reti a fine 2018, partendo dai dati rilevati annualmente ai fini della produzione statistica integrandoli con le fondamentali rilevazioni fornite da AIRU.

Come sottolineato dall’Annuario del riscaldamento urbano, anche lo studio del GSE parla di una situazione consolidata ma senza nuove installazioni. “In questa edizione – si legge nel Rapporto – vengono inoltre distinti quei sistemi che possono essere definiti teleriscaldamento e teleraffrescamento efficiente, a cui viene data particolare rilevanza anche nel cosiddetto Clean Energy for all Europeans Package. In particolare, su 32 sistemi di teleraffrescamento in esercizio in Italia, 20 risultano rientrare nella definizione di sistemi efficienti, mentre 226 sono quelli relativi al teleriscaldamento”.

A fine 2018 in Italia si contano oltre 300 reti in esercizio e più di 250 Comuni serviti, un’estensione complessiva di 4.800 km e 9,3 GW di potenza termica installata; considerando il solo settore residenziale, il teleriscaldamento copre il 2 per cento circa della domanda. Resta, come detto, il problema di un settore che non sembra trovare lo slancio per un ulteriore sviluppo, al contrario di quanto si sta assistendo nel resto dell’Europa. L’Italia, nonostante le indicazioni del PNIEC, ci crede davvero?

Scarica il documento