Aggiornato al: 23/03/2020
La scelta dell’Ambasciata italiana si inserisce nel contesto dell’ambiziosa strategia ambientale della capitale norvegese: ridurre entro il 2030 le emissioni del 95 per cento. Il teleriscaldamento gioca un ruolo chiave per il raggiungimento dei target climatici.
La sede della nostra rappresentanza diplomatica nella capitale norvegese “viaggia” verso le emissioni zero: da metà febbraio, infatti, per soddisfare l’intero fabbisogno di calore dell’edificio, ha abbandonato il gasolio per passare al teleriscaldamento.
Così facendo, l’Ambasciata si allinea alla normativa norvegese – e a quella della città di Oslo – che ha posto da tempo l’attenzione sulla necessità di ridurre le emissioni di gas serra imputabili agli edifici residenziali e industriali (circa il 2 per cento di quelle nazionali).
“La strategia climatica della nostra città è ambiziosa: entro il 2030 le emissioni saranno ridotte del 95 per cento e Oslo diventerà una città a emissioni zero” ha dichiarato Heidi Sørensen, direttore della locale Climate Agency.

Risale al 2016 il divieto di installare sistemi di riscaldamento da fonti fossili negli edifici di nuova costruzione, mentre nel 2018 il Governo ha adottato un regolamento che vieta, a partire da gennaio 2020, l’impiego di fossil oil per il riscaldamento, a favore di soluzioni a ridotte emissioni. L’imposta sulla CO2 – che insieme a quella base sugli oli per riscaldamento rappresenta una proporzione significativa, circa il 35 per cento, del loro prezzo al consumo – in questi anni è servita da leva per motivare famiglie e imprese a spostarsi verso sistemi di riscaldamento alternativi.
E proprio dovendo scegliere fra diverse opzioni percorribili, per l’Ambasciata d’Italia a Oslo il teleriscaldamento è risultata essere la migliore. A seguito di uno studio di fattibilità che ha vagliato gli aspetti tecnici ed economici, il district heating è stato giudicato una forma di riscaldamento rispettosa dell’ambiente, conveniente e affidabile.
Efficiente per l’ambiente, in quanto il sistema si inserisce in un percorso virtuoso di economia circolare: abbatte le emissioni e permette il riutilizzo di calore altrimenti disperso proveniente da diverse sorgenti (addirittura a Oslo recuperano quello in eccesso dei data center). Ed efficiente anche per il portafoglio dell’Ambasciata: dal punto di vista economico i costi d’investimento sono stati relativamente bassi mentre molto lunga è la durata dell’impianto, con un periodo di payback soddisfacente (poco meno di 8 anni).

Il progetto appena concluso dalla nostra sede diplomatica a Oslo dimostra che contribuire alla lotta al cambiamento climatico è possibile, e può rappresentare un esempio anche per altri: dalle Istituzioni alle aziende fino ai singoli cittadini, ognuno è chiamato a fare la propria parte.

