Aggiornato al: 11/02/2022
I risultati dell’indagine epidemiologica durata 14 anni e condotta dall’Agenzia regionale di sanità della Toscana lo confermano: non c’è correlazione tra emissioni geotermiche e malattie respiratorie
Smog, rilascio di gas climalteranti nell’atmosfera, piogge acide sono solo alcune delle conseguenze ambientali dovute all’utilizzo delle fonti fossili. Con ricadute, ovviamente, sulla salute dell’uomo. Una correlazione causa-effetto ormai conclamata e riconosciuta da chiunque.
Una delle leggende metropolitane che ciclicamente viene riproposta nel nostro Paese – in particolare in Toscana, che ne è la culla – è che anche le emissioni rilasciate dalla geotermia, l’energia rinnovabile per eccellenza e l’unica che non impatta sull’ecosistema, possano avere conseguenze sulla salute. Ora, finalmente, uno studio dell’Agenzia regionale di sanità (Ars) della Toscana mette la parola fine su questa vicenda.

L’indagine epidemiologica InVetta (Indagine di biomonitoraggio e valutazioni epidemiologiche a tutela della salute nei territori dell’Amiata), commissionata dalla Regione e durata ben 14 anni, ha infatti dimostrato che non sussiste relazione tra l’esposizione alle emissioni geotermiche e la salute respiratoria.
“I risultati – ha dichiarato Fabio Voller, coordinatore dell’osservatorio di epidemiologia dell’Ars – non hanno evidenziato alcuna associazione tra l’aumento delle concentrazioni di acido solfidrico e l’occorrenza di Broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), sia per lo stadio più lieve che per quello più grave, né di altri indicatori di anormalità della funzionalità respiratoria, né di asma, bronchite e altre malattie/sintomatologie respiratorie. È emersa, al contrario, una tendenza a una diminuzione del rischio di patologie respiratorie al crescere dell’esposizione ad acido solfidrico”.
L’Agenzia regionale di sanità informa inoltre come l’esposizione alle emissioni delle centrali geotermiche non è risultata associata a malattie cardiovascolari, tumori, esiti riproduttivi avversi e alcune malattie croniche analizzate nello studio.

“Si tratta di un risultato importante – ha dichiarato Monia Monni, assessore all’Ambiente della regione Toscana – che deve certamente rassicurare la popolazione e che consente di sviluppare programmi di valorizzazione della risorsa geotermica”.
Sviluppata all’interno della più ampia attività di monitoraggio della Regione Geotermia e salute in Toscana, che ha visto negli ultimi dieci anni la realizzazione di altri quattro studi con un livello crescente di complessità, l’indagine InVetta è stata condotta su 2.060 persone e rappresenta un unicum in Europa.

