ALLARME SMOG Achille Colombo Clerici: “È un problema di politica urbana e come tale va affrontato”

Il presidente di Assoedilizia e di Federlombarda Edilizia interviene sul tema smog in città, chiedendo soluzioni politiche di ampio respiro. “L’errore è stato quello di puntare solo su palliativi, scaricando di fatto il problema sul singolo cittadino e creando fonti di inquinamento dove si consuma l’energia e non dove la si produce”. “Nelle città la via maestra deve rimanere il teleriscaldamento che permette la concentrazione delle fonti di calore, la miglior gestione, il controllo del sistema”

Ci risiamo. Come ogni anno, soprattutto nell’area della Pianura Padana, “esplode” l’allarme smog. Non fosse un problema molto, molto serio, verrebbe quasi da sorridere pensando all’uso del termine allarme per una questione divenuta ormai strutturale da qualche decennio nella vita dei nostri centri urbani. AIRU ha raccolto il parere di Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia e di Federlombarda Edilizia.

“Il tema è estremamente complesso e va inquadrato nella più generale stortura delle scelte energetiche del nostro Sistema Paese, avendo deciso di utilizzare prevalentemente fonti fossili e di inquinare dove l’energia si consuma e non dove si produce. Nelle nostre città sono milioni i punti di inquinamento, tra automobili, camion, bus, fornelli delle cucine domestiche, caldaie, caldaiette e stufe per il riscaldamento”.

“Ai fini della lotta all’inquinamento atmosferico – e mettiamo bene in chiaro che il PM10 non è l’unico problema – occorre puntare sull’uso dell’energia elettrica, la più pulita poiché, se inquina, ciò avviene solo nel luogo in cui viene prodotta in grandi impianti, con sistemi di controllo e abbattimento, programmi di manutenzione, che certamente sono più difficili da attuare nel caso del singolo cittadino. E poi, di solito, le centrali di potenza sono posizionate in zone aperte, dove lo smaltimento dell’inquinamento è più agevole”.

 

Da un paio di anni a questa parte l’attenzione si è fortemente spostata sul tema del riscaldamento, mentre prima si è sempre parlato solo di traffico veicolare. Come mai ci è voluto tanto?

In realtà le evidenze scientifiche ci sono, e da tempo; tra gli operatori di settore c’è sempre stata una consapevolezza del problema. Va anche detto che il riscontro di emissioni al di sopra delle soglie si ha spesso a partire da ottobre, quando ancora gli impianti di riscaldamento non sono accesi. E questo può fuorviare.

In realtà è un problema politico e in questo momento la pressione della green economy spinge su una filiera di soluzioni che tende più al singolo cittadino piuttosto che a una programmazione urbana. Sono queste le due parole chiave: programmazione urbana. Per questo abbiamo sempre detto che il teleriscaldamento era ed è una delle soluzioni chiave.

Mentre nella realtà dei fatti…

Andiamo indietro fino al referendum sul nucleare del 1987. Come dicevo, abbiamo “scelto” di inquinare e di farlo non dove si produce, ma in milioni di piccole sorgenti domestiche. Di più: abbiamo di fatto delegato ai singoli cittadini la gestione degli interventi di riduzione delle emissioni, chiedendo di volta in volta di cambiare l’impianto o di modificare gli orari di utilizzo o di sostituire i serramenti… Solo palliativi, senza una minima traccia di programmazione urbana.

Ha fatto riferimento alle nuove politiche green europee quasi fossero un limite…

Di per sé non sono certo un limite. Ma “insistere” sull’autoproduzione, sui pannelli solari a gestione individuale e familiare, sull’accumulo, vuol dire tornare a “scaricare” sul singolo cittadino il problema. Tornare per molti versi a un approccio frammentato, che deresponsabilizza il settore pubblico dal prendersi le responsabilità di interventi strutturali e in un’ottica di lungo periodo. Già il passato è ricco di occasioni perse.

Quali ad esempio?

Quando hanno aperto cantieri in tutta Milano per i lavori di cablatura, era l’occasione giusta per posare anche i tubi del teleriscaldamento, per lo meno con l’obiettivo di alimentare tutto il centro storico. È mancata la volontà politica… e si continua a invocare la pioggia come il miglior rimedio all’abbattimento del PM10, già emesso, che finisce quindi nei corsi d’acqua! Se questa è la soluzione…

Torniamo ancora sulla questione del Green New Deal europeo: nelle proposte il teleriscaldamento non è considerato una soluzione sostenibile?

No, è semplicemente diversa la platea degli operatori coinvolti. Come già detto, si continua a insistere su una filiera economica e industriale che parla direttamente al singolo. Lo strumento tampone torna ad essere privilegiato rispetto a una visione di insieme di programmazione urbana che implica decisioni radicali e – diciamolo con chiarezza – politiche territoriali che vadano oltre la durata di un singolo mandato politico di una amministrazione. E questo non è un fattore secondario.

Ricetta finale?

Energia elettrica come obiettivo primario, teleriscaldamento, pompe di calore.