Aggiornato al: 11/10/2014
Dal rapporto sui limiti dello sviluppo del Club di Roma allo sviluppo sostenibile, alla green economy. Ora si parla di economia circolare!
Secondo il rapporto realizzato dalla Ellen MacArthur Foundation, l’economia lineare, ovvero il tradizionale modello di consumo (produzione del prodotto dalle materie prime – vendita – utilizzo e messa a riposo), sta giungendo al capolinea.
L’economia circolare è un modello che pone al centro la sostenibilità del sistema, sfruttando al meglio il valore dei materiali, dell’energia riutilizzando costantemente le materie impiegate con l’obiettivo di ridurre lo scarto.
Gli esempi già non mancano: dalla produzione di biogas dagli scarti alimentari, fino a scarpe e vestiti fabbricati con bottiglie di plastica usate…
A luglio la Commissione Europea ha presentato le nuove proposte intese a sviluppare un’economia circolare, in quell’occasione Janez Potočnik, Commissario per l’Ambiente, ha dichiarato: «Nel XXI secolo, caratterizzato da economie emergenti, milioni di consumatori appartenenti alla nuova classe media e mercati interconnessi, utilizziamo ancora sistemi economici lineari ereditati dal XIX secolo. Se vogliamo essere competitivi dobbiamo trarre il massimo dalle nostre risorse, reimmettendole nel ciclo produttivo invece di collocarle in discarica come rifiuti. Il passaggio a un’economia circolare, oltre ad essere possibile, è redditizio, ma non avverrà senza le politiche giuste. Per realizzare gli obiettivi proposti per il 2030 bisogna agire da subito per accelerare la transizione verso un’economia circolare e sfruttare le opportunità commerciali e occupazionali che offre».
La Philips ha adottato un cambio di strategia dell’azienda: alle imprese clienti Philips vende il servizio di illuminazione. Ovvero le aziende pagano per l’uso della “luce” e Philips si preoccupa degli investimenti e dei rischi di una loro obsolescenza, provocati dall’entrata sul mercato di nuove tecnologie. Gli impianti vengono sostituiti quando è il momento appropriato per riciclare i materiali o riqualificarli per il riuso. Più recentemente il servizio è stato esteso alle aziende addette all’illuminazione pubblica.
Il teleriscaldamento è già un risultato di un’economia circolare, nel quale le aziende fornitrici mettono a disposizione del cliente finale il calore e si preoccupano di ottimizzare l’uso delle materie prime, di modificare le tecnologie di produzione del vettore secondo l’evolversi della tecnologia, ottimizzandone quindi tutta la catena energetica produttiva.
È un servizio che origina dalle economie passate, ma già proiettato verso la nuova economia. L’Europa l’ha capito e di tale strumento ne ha fatto un elemento chiave
per le strategie energetiche del futuro. Ma l’Italia l’ha capito? O con pervicacia si àncora al passato?

