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Fonti rinnovabili per lo sviluppo dei Balcani

Aggiornato al: 04/05/2020

La BERS (Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo), attraverso il fondo Renewable District Energy, sostiene gli investimenti per l’impiego di fonti rinnovabili nei sistemi di teleriscaldamento e raffrescamento in Albania, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Kosovo, Macedonia e Serbia.

I Balcani occidentali sono una regione ancora fortemente dipendente da centrali a carbone spesso vetuste, che soffre di alti livelli di inquinamento atmosferico. L’intensità di carbonio in Kosovo, Bosnia-Erzegovina e Serbia, solo per fare un esempio, è oltre sei volte superiore alla media dell’Unione Europea. Eppure, proprio qui il potenziale per lo sviluppo dell’energia verde è enorme.

Attraverso il fondo Renewable District Energy istituito lo scorso anno per le energie rinnovabili nel distretto dei Balcani occidentali (ReDEWeB), la European Bank for Reconstruction and Development si propone di incentivare gli investimenti per l’impiego di fonti rinnovabili nei sistemi di teleriscaldamento e raffrescamento. Il Fondo copre Albania, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Kosovo, Macedonia settentrionale e Serbia.

Le rinnovabili possono essere utilizzate senza far aumentare le bollette o i costi per i governi locali, senza compromettere gli standard di vita dei consumatori e contribuendo nel contempo in modo significativo a migliorare la qualità dell’ambiente, riducendo l’inquinamento atmosferico, poiché sostituiscono i combustibili fossili – carbone, olio combustibile, gas naturale – attualmente dominanti.

Il Fondo studia una soluzione diversa per ogni città – solare termico, pompe di calore, energia geotermica, calore di scarto, biogas – in base alle specifiche esigenze. La BERS, infatti, non è solo un istituto finanziario, ma crea anche partenariati con organizzazioni e istituzioni internazionali, come IRENA e Euroheat&Power. Tale cooperazione supporta le amministrazioni locali nel trovare soluzioni su misura per le reali condizioni territoriali.

A Valjevo e Šabac, ad esempio, le pompe di calore che utilizzano il calore residuo dagli impianti di trattamento delle acque reflue sono risultate la soluzione ottimale, mentre per Sarajevo si è preferita l’energia geotermica. A Žabljak, ancora, è in corso la costruzione di una nuova rete di teleriscaldamento, che la città non aveva, e il combustibile scelto è la biomassa.

Nel contempo, prosegue l’espansione dell’esistente. Dagli anni ‘80 Belgrado ha chiuso circa 1.200 caldaie altamente inefficienti che bruciavano combustibili fossili (carbone e olio combustibile). Sempre a Belgrado, nei quattro anni di attuazione del programma ideato per collegare 21.000 appartamenti al sistema di teleriscaldamento, l’obiettivo è stato raggiunto (e di molto superato) proprio per il forte interesse suscitato. Alla fine, 28.000 abitazioni, che in precedenza utilizzavano legna o carbone per il riscaldamento, sono state collegate alla rete.