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Mieres (Spagna): da una miniera abbandonata calore geotermico distribuito

Aggiornato al: 16/04/2020

A Mieres, in Spagna, un uso alternativo per un sito minerario dismesso, grazie allo sviluppo di soluzioni all’avanguardia. Tra i benefici, il miglioramento del valore dell’area urbana, il controllo delle emissioni, la riduzione dell’impatto ambientale, del consumo di risorse e della dipendenza energetica.

Negli ultimi decenni il settore iberico dell’industria mineraria ha subito una drastica riduzione della propria forza lavoro, passando da oltre 25.000 dipendenti nei primi anni ‘70 ai circa 700 di oggi. Anche il Grupo Hunosa, società mineraria con sede nella regione settentrionale delle Asturie e specializzata nell’estrazione del carbone, ha quindi ritenuto necessario diversificare le proprie attività, con il duplice obiettivo di mantenere i livelli occupazionali e di attuare una “re-industrializzazione” delle regioni minerarie attraverso attività in linea con modelli energetici più efficienti e sostenibili.

La società ha quindi avviato una collaborazione con l’Università di Oviedo proprio per studiare la fattibilità di sfruttare il calore dell’acqua della miniera come fonte di energia per implementare una rete di teleriscaldamento.

Le miniere di carbone abbandonate contengono infatti grandi volumi di acqua a temperature costanti (aumentando di 1-3 °C ogni 100 metri di profondità). Fino a quando la miniera è attiva, l’acqua sotterranea deve essere pompata per evitarne l’ingresso nelle gallerie. Una volta terminato lo sfruttamento minerario, le pompe vengono spente e la miniera si riempie gradualmente; il processo di allagamento viene eseguito fino al raggiungimento di un livello di sicurezza, garantendo così che non si verifichino danni a terzi.

La trasformazione della miniera di carbone di Mieres nel “Mieres District Heating” è stato dunque un processo complesso. Il progetto ha richiesto un investimento di circa 1,5 milioni di euro (l’incentivo del Fondo europeo di sviluppo regionale è stato pari a 0,5 milioni di euro, oltre il 30 per cento del totale) con un rientro atteso intorno agli 8 anni.

L’installazione geotermica, inaugurata a metà 2019, produce 2 MW che coprono l’86,5 per cento della domanda complessiva di energia (calore ed elettricità) degli edifici collegati alla rete. La domanda di riscaldamento è quasi completamente coperta dal geotermico che fornisce circa 2.880 MWh l’anno, il che si traduce in una riduzione delle emissioni di 436 tonnellate di CO2/anno rispetto ai precedenti sistemi.

Nel caso del Mieres District Heating – che è diventato il più grande impianto di teleriscaldamento del Paese poiché i 2 MW forniti dal sistema geotermico sono stati aggiunti a una rete già esistente, aumentando la sua capacità totale fino a 6 MW – la rete fornisce calore, elettricità e acqua calda sanitaria a una università,  una scuola superiore e a due edifici indipendenti.

Grazie alla sua configurazione innovativa, il sistema di teleriscaldamento di Mieres si è aggiudicato il Global District Heating Award nella categoria dei mercati emergenti, che premia l’implementazione di successo di un sistema energetico distribuito in un Paese, come la Spagna, che non ha ancora un mercato consolidato in questo settore.

E in Italia? E’ un progetto che potrebbe essere replicato?