Aggiornato al: 04/02/2020
Un servizio di approfondimento realizzato dal canale all news ha fatto il punto sul teleriscaldamento nel capoluogo sabaudo. Evidenziando come questa tecnologia costituisca un argine di fondamentale importanza al peggioramento della qualità dell’aria, in una città simbolo (in negativo) per le eccessive concentrazioni di PM10. Se solo l’hinterland di Torino avesse sposato la causa del calore distribuito…
Torino maglia nera d’Italia. Ancora una volta nel 2019 il capoluogo piemontese ha conquistato la prima posizione nella poco invidiabile classifica delle città che hanno superato le soglie di respirabilità dell’aria, parametrata in questo caso in termini di eccessive concentrazioni di PM10. E non è solo il traffico veicolare a sporcare quella maglia, bensì – con una consapevolezza crescente – anche il sistema di riscaldamento.
Con una precisa evidenza: là dove è attivo il teleriscaldamento, l’apporto di inquinanti della voce climatizzazione è su valori minimi. Dove invece, come nella fascia dei piccoli Comuni limitrofi alla città, il ricorso alle caldaiette domestiche risulta la soluzione più diffusa, si evidenzia una impennata delle emissioni. Poi, per una questione orografica e di ciclo dei venti, anche il centro di Torino, per così dire importa PM10 e vede, quindi, compromessa la qualità del respirato in situ. Ma l’origine è, appunto, esterna.
Questi, in sintesi, i contenuti di un sevizio – Torino, il fiume sotterraneo del riscaldamento – andato in onda su RaiNews24 lo scorso 25 gennaio e firmato da Matteo Parlato.
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Torino Impianti termoelettrici TLR Torino nord
Il giornalista ci ricorda che Torino è la prima città in Italia per il teleriscaldamento: 600 mila abitanti ricevono acqua calda e riscaldamento 24 ore su 24, da cinque centrali della città metropolitana; un fiume che scorre sotto la città con temperature fino a 120 °C per 16 atmosfere di pressione. Stiamo parlando di 70 mila metri cubi di acqua e 700 chilometri di rete.
“Gli effetti di un impianto di teleriscaldamento – conferma nel servizio Mariachiara Zanetti, Politecnico di Torino – sono un sostanziale miglioramento della qualità dell’aria, soprattutto parlando di polveri sottili. Questo perché evitiamo la presenza di tante caldaie condominiali che sono di per sé altrettante fonti di emissioni”. Eppure il report Mal d’aria di Legambiente indica proprio Torino come prima città per lo sforamento dei limiti di legge nel 2019…
“Non è una contraddizione – spiega Zanetti – e per molti versi Torino non si merita quella maglia nera. Poiché Torino ha implementato in modo notevole il teleriscaldamento, le emissioni – a detta anche di ARPA Piemonte, quindi con dati certificati – in buona parte sono dovute al trasporto, e la quota parte del riscaldamento è molto ridotta, parliamo dell’11-12 per cento (rispetto a valori anche nettamente al di sopra del 50 per cento nei mesi invernali della Regione Piemonte). I superamenti sono dunque dovuti soprattutto alla configurazione topografica della città di Torino: abbiamo le montagne, abbiamo un ristagno d’aria e questo è uno dei principali motivi per cui noi continuiamo ad avere questa maglia nera”.
CONFRONTA I DATI – Emissioni per comparto Torino-Piemonte

“In particolare – conclude Enrico Clara, direttore produzione termoelettrica di IREN – il sistema di teleriscaldamento degli impianti di Torino si basa sulla cogenerazione, grazie alla quale raggiungiamo un’efficienza di circa il 90 per cento”.

