Da qualche tempo l’AIRU, sulla scorta delle solide esperienze realizzate in parecchie città italiane, sta operando per introdurre in Italia il tema (meglio: la cultura) dei “Sistemi Energetici Integrati” ossia della gestione unitaria e sinergica delle fonti disponibili sul territorio, a partire da quelle rinnovabili ed assimilate, nel contesto di una apposita programmazione locale.

I modelli di riferimento non mancano di certo; altrettanto interessante è la fantasia progettuale di imprenditori (anche giovani) nel ricercare nuove soluzioni “personalizzate” per ogni concreta fattispecie sulla scia di una tradizione decennale che – oggettivamente – fa onore al nostro Paese.

Più lenta è invece la penetrazione di questi moderni concetti strategici da parte delle amministrazioni pubbliche che, nonostante le oramai ricorrenti crisi sull’importazione del metano, sono – in troppi casi – tuttora restii ad affiancare ai piani regolatori edilizi politiche energetico-ambientali e quadri di riferimento operativi altrettanto sistematici e cogenti.

Chi si ricorda più delle “mitiche” (ma tuttora vigenti) leggi 9 e 10/91 che – quasi vent’anni fa – avevano affrontato l’oggetto in modo allora molto avanzato, almeno per i centri con oltre 50.000 abitanti!

Gli esempi concreti - Tommaso insegna – sono sempre i più convincenti. E’ peraltro oramai maturo il tempo per fornire ai nostri rappresentanti politici ed ai loro collaboratori anche strumenti conoscitivi di qualificata valenza tecnico-scientifica; di metterli in grado di decidere sulla base di adeguate documentazioni critiche sia su quanto già fatto che su quanto si sta progettando nel mondo che ci circonda, a partire dall’Europa.

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Due sono le iniziative che l’AIRU, a questo fine, ha recentemente intrapreso: una interna ed una esterna.

La prima è rappresentata dalla costituzione di uno specifico Comitato di studio “Risorse Territoriali”.

Traggo dal piano di lavoro redatto dal presidente, ing. Buscaroli, i seguenti stralci, indicativi di come si intende procedere.

Il Focus del lavoro del Comitato si ritiene sarà incentrato sull’analisi delle tematiche tecnico-economico-gestionali dei Sistemi Energetici Integrati, con particolare attenzione alle fonti territoriali localmente disponibili, ed alle tecnologie per la loro valorizzazione ottimale in termini energetico - ambientali.

Particolari approfondimenti dovranno in quest’ottica essere dedicati alle energie rinnovabili ed al  recupero da processi industriali, non considerandoli però singolarmente, ma globalmente, nel contesto delle potenziali integrazioni sinergiche, anche e soprattutto con le reti di riscaldamento urbano.

Gli stake – holder principali che sono stati individuati sono fondamentalmente di tre tipologie:

  • le Amministrazioni Pubbliche;
  • i soci AIRU;
  • i soci neo – entranti.

Ognuno di questi interlocutori necessita sicuramente di un approccio differenziato.

Le Amministrazioni Pubbliche sono un interlocutore privilegiato di AIRU per la loro responsabilità, fondamentale, nella Pianificazione Territoriale.
Pianificazione che non può prescindere dagli aspetti energetici ed ambientali e dalla redazione dei Piani Energetici Ambientali Comunali (PEAC).
L’esperienza di questi anni dimostra in maniera del tutto evidente che il contributo che i sistemi di Teleriscaldamento possono dare al miglioramento della qualità ambientale dei nostri territori non può prescindere da un forte coordinamento e dalla integrazione dei Piani di sviluppo delle reti con la Pianificazione territoriale.
E’ quindi importante che gli Amministratori abbiano a disposizione gli elementi di base, necessari per l’approfondimento di questi concetti, in modo da poter valutare e recepire in modo corretto le proposte ed il contributo che il TLR può dare, anche in una logica degli obiettivi 20 – 20 - 20.

Per quanto concerne i Soci AIRU si ritiene che possa per loro essere importante avere a disposizione  uno strumento “strutturato” di approfondimento che porti a sintesi, anche attraverso il lavoro di tavoli di confronto tecnico e di condivisione, le esperienze maturate nelle varie realtà.

Per i Soci “entranti”, il confronto con le esperienze più “mature” è sicuramente un contributo fondamentale per massimizzare fin dall’avvio le potenzialità degli impianti che ci si propone di realizzare.

Di queste diverse esigenze si dovrà tenere conto nella stesura dei documenti finali, che potranno essere caratterizzati da livelli diversi di approfondimento e di esposizione a seconda dell’interlocutore cui saranno via via destinati.

La seconda iniziativa ha un respiro molto più ampio e, nel contempo, più specializzato. Essa infatti è indirizzata a fare il punto e – quindi – a fornire indicazioni prospettiche su una tecnologia che si presenta con stimolanti ambizioni: il contributo dell’energia solare alla produzione di energia termica di alimentazione dalle reti di teleriscaldamento. Il tutto in logica europea ed in partenership con soggetti di altri Paesi continentali.

I due programmi di lavoro sono, come facilmente intuibile, strettamente interconnessi. Si dovrà quindi coinvolgere il citato “Comitato Risorse Territoriali”.

Il tema è sicuramente innovativo, almeno in Italia. Mi soffermerò pertanto, nella pagine che seguono, su una breve illustrazione di cosa si tratta, nella viva speranza di suscitare interesse e, quindi, di dar avvio ad ulteriori approfondimenti sistemici e puntuali.

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L’anno scorso l’Unione Europea ha emanato un bando, nell’ambito di “Europe Intelligence Energy (EIE)” chiamato “Promotion/Dissemination, Projects: Save, Altener, Steer and Integrated Iniziatives”.

La SOLITES (Steinbeis Research Institute for Solar and Sustainable Thermal Energy Systems) di Stoccarda, ha risposto alla chiamata proponendo uno studio dal suggestivo titolo: “Solar District Heating in Europe”.

Questo tipo di proposte, è ben noto, esige il coinvolgimento di più Paesi. SOLITES, pertanto ha ricercato partners non tedeschi. Fra quelli che hanno aderito c’è “Ambiente Italia”, Istituto di ricerca e consulenza nell’ambito dell’analisi della pianificazione ed ambientale. Quest’ultima si è rivolta, qiuindi, all’AIRU che ha di buon grado accettato di entrare nella combinazione. E’ stata presentata formale domanda che, dopo la consueta stringente istruttoria tecnico-gestionale, è stata approvata.

Si è dato ora l’avvio al progetto che durerà tre anni.

Di cosa si tratta, più in dettaglio.

Nell’apposita “finestra”a fianco, si riporta la traduzione italiana del “Summary”, sia per la limpida incisività e chiarezza che per le informazioni in esso contenute.

Il lavoro si articola in tre parti, conformemente allo schema classico U.E.: stato dell’arte, proiezioni, disseminazione.

  • La prima inizia, come naturale, nel definire l’obiettivo. Ne riportiamo la parte essenziale, a dimostrazione della validità dell’impegno.

Obiettivo tecnologico del progetto.
Impianti di teleriscaldamento solare locali ad alta efficienza che forniscono riscaldamento e raffreddamento a zone residenziali o industriali.

  • Tipicamente collettori solari di potenza tra i 100s a 10.000s kWt
  • rete di distribuzione di calore  integrata locale  combinata con altre fonti energetiche (per esempio: biomassa, geotermica o da rifiuti) e/o stoccaggio di calore
  • rete di riscaldamento urbano integrata con impianti di cogenerazione (laddove sia utile e fattibile)
  • raggiungimento di un’ampia percentuale di utilizzo del calore solare (fino al 50%) nella domanda totale di calore per acqua calda e riscaldamento ambientale nelle zone residenziali
  • raggiungimento di un costo per il calore da solare termico accettabile (al di sotto di 4 cent/kWh)

Si soffermerà, quindi, sulla descrizione della realtà odierna, e sulle barriere che ne rallentano lo sviluppo e sugli interventi necessari per il riequilibrio delle normative, degli incentivi, ecc.

  • La seconda parte rappresenta, senza dubbio, il cuore della ricerca: “Obiettivi, risultati, impatti”.

Molto impegnativo é il traguardo finale: l’energia solare, quale contributo alla produzione di energia termica in sistemi di teleriscaldamento, dovrà superare la soglia del 10%, in Europa, con un primo step al 2020 pari all’1%, sempre globalmente a livello continentale.

  • La terza parte, fine, consisterà nella “dissemination” del “prodotto” finale, sempre su tutto il territorio della Comunità.

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Sono troppo ambiziose o – addirittura – temerarie le speranze che coltiviamo sulle previsioni di sviluppo del solare nel teleriscaldamento? Ritengo proprio di no, se solo ci si rifà alla “filosofia” dei Sistemi Energetici Integrati ed alla necessità della valorizzazione ottimale delle risorse locali in una visione sinergica complessiva.

Il processo di crescita delle centrali a biomasse è positivamente decollato ma, inevitabilmente, avrà sempre un peso limitato e – soprattutto – localizzato.

Il solare termico, invece, si presenta con connotati ben più marcati, con una distribuzione praticamente illimitata sul continente ed una tecnologia già abbastanza matura (e con sicuri consolidamenti).

E’ naturale, quindi, accentrare su di esso l’attenzione degli operatori del settore perché potrebbe rappresentare il futuro, assieme alle pompe di calore, del prossimo decennio.

LFB
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» Sommario del progetto “solar district heating”

» Presentazione_SDH

» Presentazione finale convegno di Roma

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Il Riscaldamento Urbano n. 45
30/01/2012

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