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PNIEC: sul teleriscaldamento. Si può osare di più!

L’Italia ha inviato a Bruxelles la proposta di Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima. Il documento traccia le linee guida della politica energetica e ambientale del nostro Paese fino al 2030. Sottolinea l’importanza del teleriscaldamento, e dà speranza sullo sviluppo potenziale del settore, ma per quanto riguarda gli strumenti di incentivo…

“È uno strumento fondamentale per la politica energetica e ambientale del nostro Paese e dell’Unione Europea per i prossimi 10 anni, senza il quale continueremmo a navigare a vista”.

Il Sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega all’Energia, Davide Crippa, ha commentato con queste parole l’invio alla CE (lo scorso 8 gennaio) della proposta di Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC). Si tratta del documento con cui ciascuno Stato Membro dell’Unione specifica come intende raggiungere gli obiettivi fissati per il 2030 dall’Unione dell’Energia in termini di decarbonizzazione, efficienza, sicurezza energetica, mercato interno dell’energia, R&S e competitività.

Crippa_PNIEC

Si parla anche di teleriscaldamento:

[…] “L’Italia perseguirà un obiettivo di espansione dell’uso del teleriscaldamento e teleraffrescamento efficiente, sfruttando il potenziale economico residuo in modo coerente con gli altri obiettivi di politica energetica e ambientale, quali la riduzione del fabbisogno di termovalorizzazione dei rifiuti e la limitazione dell’uso delle biomasse per motivi di riduzione delle emissioni”.

Il PNIEC riprende i risultati del rapporto di valutazione del potenziale nazionale di applicazione della Cogenerazione ad Alto Rendimento e del teleriscaldamento efficiente previsto dall’articolo 14 della Direttiva EED, redatto dal GSE. Sottostima quindi (e di molto) il potenziale evidenziato dai più recenti studi Legambiente/AIRU, STRATEGO.

Estremamente interessante per il settore è l’attenzione quindi alla rivisitazione del potenziale fino ad oggi studiato. Può dunque risultare interessante condurre una analisi approfondita ad ampio spettro dell’integrazione con le reti di teleriscaldamento di alcune tecnologie, ad oggi marginali in ambito TLR ma potenzialmente promettenti in tessuto urbano ad alta densità, quali ad esempio il solare termico, le pompe di calore centralizzate o il recupero di scarti di energia termica da impianti dislocati sul territorio. La valutazione del potenziale del teleriscaldamento e dell’integrazione con queste tecnologie verrà aggiornata e approfondita, con orizzonte al 2030.

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Tale revisione, tanto attesa dalla Associazione, potrà essere fatta con l’accento sullo sfruttamento delle fonti di calore disponibili in loco soprattutto in ambito urbano e la volontà di promuovere il teleriscaldamento efficiente, con particolare attenzione a quello di nuova generazione. Aspetti questi cari agli associati AIRU.

[…] “Al fine di sfruttare il potenziale del teleriscaldamento saranno potenziati gli strumenti oggi a disposizione per favorire la nuova costruzione e l’ampliamento delle infrastrutture per la distribuzione del calore in ambito urbano, in particolar modo ove i poli di produzione del calore siano prossimi ai siti di consumo. A tal riguardo sarà data priorità allo sviluppo del teleriscaldamento efficiente, ovvero quello basato sulla distribuzione di calore generato in buona parte da fonti rinnovabili, da calore di scarto o cogenerato”.

Purtroppo, gli strumenti di promozione citati dal documento sono il già esistente Fondo di garanzia e un articolato della legge 172/2017; ma siamo ancora in attesa dell’uscita del DM applicativo, e in ogni caso la sua applicazione sarebbe circoscritta a una casistica molto specifica. L’auspicio, dunque, è che davvero partendo da questi spunti vengano potenziati gli strumenti esistenti.

Nelle prossime settimane ci sarà modo e spazio per approfondire ulteriormente il ruolo del teleriscaldamento nella proposta di “Piano” presentato a Bruxelles.

Il testo completo del PNIEC italiano