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Piano Europa : “Un pianeta pulito per tutti”… purché teleriscaldato

La CE ha adottato una visione strategica di lungo termine per “un’economia prospera, moderna, competitiva e a impatto climatico zero entro il 2050”. Le auspicate politiche di decarbonizzazione dell’Europa punteranno sempre di più sull’efficienza che, ancora una volta, tra i sette principali elementi costitutivi strategici ribadisce il ruolo del district heating.

L’Europa dell’energia ha le idee chiare.

Sulla strategia, sugli obiettivi e sugli strumenti. E lo ribadisce (a costo di apparire quasi pedante) in ogni sua uscita pubblica e ufficiale. Lo scorso 28 ottobre la CE ha adottato una visione strategica di lungo termine per “un’economia prospera, moderna, competitiva e a impatto climatico zero entro il 2050”. In altre parole: “Un pianeta pulito per tutti”.

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Facendo seguito a un invito formulato dal Consiglio europeo nel marzo 2018, la strategia ha inteso evidenziare come “l’Europa possa avere un ruolo guida per conseguire un impatto climatico zero, investendo in soluzioni tecnologiche realistiche, coinvolgendo i cittadini e armonizzando gli interventi in settori fondamentali”.

“Il fine della strategia di lungo termine – precisa una nota di Bruxelles – non è quello di fissare obiettivi ma di creare una visione e una strada da percorrere attraverso una progettazione conseguente, ispirando portatori di interessi, ricercatori, imprenditori e cittadini a sviluppare industrie nuove e innovative, imprese e posti di lavoro associati”.

Naturalmente, la visione è in linea con l’obiettivo dell’accordo di Parigi alla COP21.

Questo futuro a lungo e lunghissimo termine parte, ovviamente, da un presente nel quale occorre agire concretamente, applicando le best practice a disposizione. Tra queste – nessuna sorpresa! – il teleriscaldamento viene esplicitamente contemplato tra i “sette principali elementi costitutivi strategici” nell’ambito dell’efficienza energetica. “[…] Dato che nel 2050 la maggior parte del parco immobiliare sarà costituito da edifici già oggi esistenti, occorre aumentare il tasso di ristrutturazione, cambiare combustibile di riscaldamento in modo che la grande maggioranza delle case siano riscaldate da impianti alimentati da rinnovabili (energia elettrica, teleriscaldamento, gas rinnovabile o solare termico), diffondere i prodotti e le apparecchiature più efficienti, utilizzare sistemi intelligenti di gestione degli edifici e delle apparecchiature e migliorare i materiali d’isolamento”.

Il testo della Commissione Europea è anche accompagnato da un “documento di supporto” più dettagliato e pubblicato solo in lingua inglese. E qui il riferimento è ancora più goloso, visto che si parla di una possibile espansione potenziale del district heating fino a raggiungere cinque volte l’attuale volume di immobili teleriscaldati.

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“[…] Allo stesso modo le reti di teleriscaldamento e teleraffrescamento hanno un potenziale dimostrato di contribuire a fornire agli edifici un’elevata quota di energia da fonte rinnovabile, compresa l’eccedenza di elettricità rinnovabile, in particolare nelle città. Il passaggio al teleriscaldamento richiederebbe infrastrutture dedicate e integrazione settoriale e il settore del teleriscaldamento diventerebbe sempre più efficiente e decarbonizzato”.

“I sistemi di teleriscaldamento e teleraffreddamento attualmente forniscono circa il 10 per cento della domanda di riscaldamento e raffrescamento dell’UE, ma c’è la possibilità di estenderli per fornire fino al 50 per cento della domanda di calore, con il 25-30 per cento del calore potenzialmente fornito utilizzando pompe di calore elettriche di grandi dimensioni. Le innovazioni nelle infrastrutture di teleriscaldamento e raffreddamento a bassa temperatura e più efficienti potrebbero persino ampliare l’uso di opzioni a basse emissioni di carbonio.[…]”.