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Dica 33! Il Canton Ticino vuole prendersi cura del suo mix energetico ad alto impatto ambientale

In Canton Ticino l’olio combustibile è ancora la fonte più utilizzata nel riscaldamento. Per dare una svolta a questa situazione davvero poco verde, la SUPSI ha condotto il progetto “Mappatura delle aree idonee alle reti di teleriscaldamento”. Lo studio ha fornito risultati di assoluto rilievo.

Piccola descrizione energetica del territorio. Per riscaldare gli edifici sono stati censiti poco meno di 54.300 impianti con potenza al di sotto di 1 MW. La parte preponderante, oltre 41 mila unità, funziona grazie all’olio combustibile. Nel complesso, gli edifici alimentati ad olio combustibile sono 51.454, rispetto ai 12 mila scarsi che si riscaldano bruciando legna o pellet. Il rapporto olio combustibile/biomassa è di 4 a 1, ragionando per difetto. Esistono, per altro, anche 8 edifici che si ostinano a bruciare carbone.

Di quale regione stiamo parlando? Sembra incredibile, ma questa (pessima) carta di identità, in termini energetici e ambientali, descrive l’attuale situazione del Canton Ticino. Di perle (nere?) del turismo quali Locarno, Lugano, Mendrisio, Chiasso, Bellinzona…

Per porre rimedio a questa situazione, la SUPSI (Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana) ha avviato il progetto di ricerca cantonale “Mappatura delle aree idonee alle reti di teleriscaldamento”, studio che ha fornito risultati di assoluto valore.

In Canton Ticino negli ultimi anni sono state realizzate diverse nuove reti di teleriscaldamento nell’area bellinzonese e, su scala più ridotta, allacciando piccoli impianti di quartiere. Il censimento della SUPSI parte dal patrimonio esistente: 9 reti con 244 edifici serviti.

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Nell’area presa in esame dalla SUPSI il fabbisogno totale stimato per il riscaldamento degli stabili e la produzione di acqua calda sanitaria è pari a 4.808 GWh/anno. La parte preponderante è dovuta alla produzione di calore per riscaldamento (87 per cento), il resto (13 per cento) serve per l’acqua calda sanitaria. Dirottare sul teleriscaldamento anche solo una porzione limitata di questa domanda darebbe dunque risultati tangibili.

In seguito all’analisi effettuata, parte del territorio ticinese è effettivamente risultato idoneo alla realizzazione di reti di teleriscaldamento. Da un punto di vista quantitativo, il totale delle superfici di territorio definite come “interessanti” è pari a 6.400 ettari. In particolare, il 22,5 per cento delle superfici definite “interessanti” risultano a un livello di idoneità “buono” e il 2,4 per cento si merita un giudizio “ottimo”. Un’ulteriore analisi ha permesso di evidenziare 33 aree di “maggiore interesse”, definite come superfici di almeno 4 ettari per le quali il valore dell’indicatore di idoneità è uguale o superiore a 9 (in una scala di “votazione” dove il massimo è 10 e si parte da zero).

“Gli edifici di proprietà pubblica e para-pubblica – commentano gli autori dello studio – rappresentano una parte considerevole del parco immobiliare ticinese. Partendo dal presupposto che le autorità pubbliche sono quelle che devono dare il buon esempio in termini di sostenibilità ambientale ed energetica, vien da sé che è possibile considerare questi edifici come particolarmente idonei ad essere allacciati ad una rete di teleriscaldamento”.