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Da scarto a risorsa, la svolta dell’Europa

Il calore (o il freddo) inevitabilmente generato come sottoprodotto negli impianti industriali, in quelli di produzione energetica o nel settore terziario, e che sarebbe altrimenti dissipato in aria o acqua, è equiparato da Bruxelles alle fonti rinnovabili: attraverso i sistemi di teleriscaldamento o teleraffreddamento non è più uno scarto, ma assume una nuova, preziosa valenza.

L’economia circolare è stata definita in mille modi, spesso complessi, articolati e non esprimibili in un solo capoverso. A ben vedere, però, il concetto può essere riassunto in sole tre parole: “Trasformare scarti in risorsa”. Non c’è necessariamente dietro una pietra filosofale o una tecnologia da viaggio su Marte e ritorno. Spesso l’ingrediente segreto è semplicemente il buonsenso. Quello che qui è solo un “di più” di cui non so proprio che farmene, a poca distanza può invece essere valorizzato e contribuire a un risparmio di risorse o energia.

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Martedì scorso il  Parlamento Europeo ha dato il via libera al testo delle direttive sulle energie rinnovabili, sull’efficienza energetica, sulla governance dell’Europa dell’energia, entrate in vigore lo scorso 9 luglio. Tre pilastri fondamentali della politica fortemente voluta dal Commissario Junker, la Clean Energy for All Europeans, il cosiddetto pacchetto “Energia pulita per tutti gli europei”. A questo punto si attende solo un passaggio formale, nelle prossime settimane. Il Consiglio dei Ministri dovrebbe dare la sua approvazione senza ulteriori modifiche nei testi che, a quel punto, saranno pubblicati sull’Official Journal of the Union, diventando legge entro i tre giorni successivi.

Le posizioni nei confronti del teleriscaldamento e del teleraffrescamento efficienti sono note. La Commissione ha riconosciuto il potenziale di queste soluzioni nel processo di decarbonizzazione, attraverso l’impiego di energie rinnovabili. La vera novità importante consiste nell’aver equiparato a queste ultime il calore e il freddo di scarto.

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Si tratta di calore o freddo inevitabilmente generato come sottoprodotto negli impianti industriali o di produzione di energia, o nel settore terziario, che sarebbe altrimenti inutilizzato e dissipato in aria o acqua. Attraverso un sistema di teleriscaldamento o di raffreddamento, questo ex-scarto assume una nuova valenza. Il calore che le reti riescono a collettare dallo scarto è rinnovabile a tutti gli effetti, poiché non incide nel bilancio emissivo e di energia primaria, e non emette un solo grammo (aggiuntivo) di anidride carbonica.

L’uso di livelli minimi di energia da fonti rinnovabili nei nuovi edifici e negli edifici esistenti soggetti a ristrutturazioni importanti, che gli Stati membri devono prescrivere nei regolamenti edilizi e codici, può dunque essere soddisfatto anche mediante un efficiente teleriscaldamento e teleraffreddamento da calore e freddo di scarto.